Sito ufficiale Ritiro Juventus a Pinzolo -  Luglio 2010

Official Summer Training Camp - Pinzolo

20 lug 2009
“Sono sempre il Cannavaro dei Mondiali 2006”

Alla Juve con amore: “Siamo fortissimi e sono sicuro che torneremo a vincere”

Ai contestatori: “Capisco la vostra amarezza, ma non volevo mancare di rispetto a nessuno”

“Gli scudetti della Juve sono 29, non 27”  “Baratterei il mio pallone d’oro per la Champions”

Domani ultimo giorno di ritiro in Val Rendena, poi i bianconeri a Trento con il Vicenza (ore 17)

 

PINZOLO – VAL RENDENA (TRENTINO), 20 LUGLIO 2009 – “Siete carichi?”, ha rotto gli indugi infilandosi nella sala delle conferenze stampa con quel sorriso un po’ così, tra l’ironico e il divertito. Lo scugnizzo di sempre, furbo e intelligente, di quando faceva il raccattapalle al San Paolo di Napoli nella semifinale di Italia-Argentina del novanta. Ferrara in panchina, Schillaci gol, 3-4 dopo i calci di rigore. Lo stesso taglio di capelli corti, anzi cortissimi delle notti magiche degli azzurri campioni del mondo in Germania nel 2006. Domande e risposte a raffica. E subito l’argomento che scotta: “Ti aspettavi questa contestazione da parte di una piccola frangia di ultras?”. Fabio Cannavaro preparato, sereno, navigato: “A un giocatore non fa mai piacere d’essere preso di mira e comunque capisco l’amarezza di un gruppo di tifosi per quello che c’è stato in passato e non mi riferisco solo al mio trasferimento di tre anni fa al Real Madrid, quanto a qualche dichiarazione fatta a febbraio nella quale non era assolutamente nella mia volontà di mancare di rispetto a qualcuno”.

Come pensi si possa sbloccare questa spiacevole situazione? “Con il dialogo, come ho sempre fatto. Il primo a cui è dispiaciuto di lasciare Torino ero io. E la mia famiglia. Alla Juve stavo bene e ci sarei rimasto se non fossero successe certe cose. Ma a febbraio-marzo, non ricordo bene, dopo la partita della nazionale a Bari con l’Irlanda, Alessio Secco venne a casa mia e mi bastò quel gesto per farmi dire subito sì, torno alla Juve. Con lui non parlai di cifre, per queste si sarebbe arrangiato il mio procuratore. Io ero già felice così”. Veramente Italia-Irlanda si giocò il primo di aprile: subito Iaquinta, al novantesimo l’1-1 di Keane, la contestazione a Cassano, tutto il mondo è paese.

La Juve non è stata insomma una soluzione di ripiego: ti eri offerto al Napoli e anche al Bayern. “Assolutamente no. Con il Napoli non ho mai avuto alcun contatto. Ha parlato solo De Laurentiis. La mia intenzione era quella di tornare nella società più importante d’Italia”. La grande maggioranza del popolo bianconero ti ha però capito… “In giro di juventini ne ho visti tanti durante l’estate e fortunatamente tutti mi hanno dimostrato il loro affetto e il loro entusiasmo. Con Blanc e la società ci siamo rivisti con la massima sincerità e chiarezza e l’accordo è stato facile. Ma ora guardiamo avanti perché la Juve è una realtà che guarda al futuro. Anche se è strano che lo dica io che sono tornato qui a trentasei anni, ma penso di poter dare ancora tanto perché vengo da un campionato difficile, come quello della Liga, nella quale ho pur sempre giocato quarantacinque partite. Fisicamente mi sento in buona condizione e penso di poter dare ancora molto alla squadra. Certo, per la gente non sarò più quello del duemilasei quando ero al massimo: oggi sbaglio un passaggio e dicono: Non è più lui. Nel Mondiale non beccai neanche un cartellino giallo. Ecco, mi dovessero adesso ammonire, probabilmente penseranno: Non è più quello del duemilasei. E invece io non mi sento molto diverso da allora: ho persino lo stesso taglio di capelli”.

Dove può arrivare questa Juve? “Si è rafforzata moltissimo con acquisti mirati, ma ora dobbiamo pensare solo a lavorare e ritrovare quella mentalità che l’anno scorso in alcuni momenti è venuta a mancare. Anche se sono arrivati comunque secondi”. Come ti vedi: in campo o in panchina? “Come sempre in campo, ma è poi Ferrara che fa le scelte”. A proposito, lo chiami Ciro o Mister? “Mister: lui adesso è il mio allenatore. Certo, mi fa un po’ strano chiamarlo così: siamo amici fuori dallo spogliatoio, ma è lui che adesso siede sulla panchina bianconera”. Due anni alla Juve e due scudetti dal ’94 al ’96… “Le medaglie le ho a casa e non le restituisco a nessuno”. Insomma gli scudetti della Juve sono ventisette o ventinove? “Per forza ventinove: noi li abbiamo vissuti e festeggiati sul campo”. Un anno di contratto e poi? “Un anno più l’opzione per il secondo. E fin quando avrò questa voglia al mattino, scendendo dal letto, di correre ad allenarmi, andrò avanti e al resto penserò dopo”.

Ovviamente l’Inter. “Noi dobbiamo pensare a noi stessi, gli altri possono fare tutto quello che vogliono. Se gli altri mandano via Ibrahimovic o Kakà, per noi cambia poco o niente. Di sicuro ce la potremo giocare con tutti sia in campionato che in Champions”. Ibrahimovic lo conosci bene. “Benissimo e non dico niente di speciale se affermo che è stato il giocatore che in questi anni ha fatto la differenza in una grande squadra come l’Inter”. Meglio Ibra o Eto’o? “Entrambi hanno fatto tanti gol. Anche Eto’o nel Barcellona, ma Ibra ha più spesso tolto le castagne dal fuoco alla sua squadra”. Del Piero ha ancora la possibilità di disputare i Mondiali della prossima estate? “Ale è una garanzia e Lippi lo conosce molto bene”. Cosa importeresti dalla Spagna? “La tranquillità che si vive sempre sugli spalti. Nella Liga entri in campo per fare una partita e non una battaglia”. Come dice Mourinho, è quello italiano il campionato più difficile del mondo? “Tutti i campionati sono difficili e credetemi: anche giocare al Bernabèu lo stress è tantissimo”. Che ne pensi dei mega acquisti del Real? “Non sarà comunque facile mettere insieme tanti campioni e farli andare forte. Di sicuro quest’anno la finale di Champions si giocherà a Madrid e il Real vorrà vincerla”. E la Juve starà a guardare? “Nel cuore della gente bianconera c’è soprattutto il campionato, ma la Juve non può perdere di vista una Coppa che io non ho mai vinto”. E che scambieresti con il tuo pallone d’oro? “Il pallone d’oro è bello, prestigioso ed è mio. Ma non sono un egoista e per una Champions lo baratterei molto ma molto volentieri”.

Quante probabilità ha la Juve di conquistare lo scudetto? “Non sono come Mourinho e non faccio percentuali. Spero solo d’arrivare alla fine del campionato e di dire: l’ho vinto con la Juve”. La lingua batte sempre dove il dente duole. E la contestazione tiene sempre banco: quando finirà? “Lo ripeto: rispetto le idee di tutti, ma per il bene della Juve spero che finisca presto. Abbiamo tanto entusiasmo e sarebbe un peccato rovinarlo per colpa mia”. In un tuo vecchio spot di Stream reclamavi il pallone. “Wè capo, ciu putit' rà u pallon ià...p piacere”. Sì, proprio quello. Ma adesso andresti a ripigliartelo se finisse nella curva dei Viking? “Ci andrei di corsa. E a testa alta. Anche in questi giorni, camminando per strada, ho parlato con alcuni di loro e ci siamo spero capiti”.

Quella del figliol prodigo è stata l’ultima intervista di un bianconero nella sala delle conferenze stampa dei vigili del fuoco di Pinzolo, mentre l’ultimo allenamento al centro Pineta è in programma domattina prima che la squadra di Ciro Ferrara abbandoni il ritiro in Val Rendena e raggiunga Trento per l’amichevole con il Vincenza al Briamasco. Calcio d’inizio alle diciassette. Nell’occasione è assai probabile che Ciro Ferrara utilizzi molti giocatori della nazionale sin dal primo minuto di gioco, mentre non è scontato che Del Piero e Amauri, utilizzati per tutta l’amichevole di ieri a Joeuf con il Nancy (1-1), siano subito della partita. Anche l’estate scorsa la Juve giocò a Trento e fu battuta per 1-0 dal Piacenza. Scherzi di inizio di preparazione. Come il Piacenza la squadra di Rolando Maran, trentino doc, milita nel campionato di serie B e come la Juve ha scelto come modulo di gioco il 4-3-1-2 con Fortin tra i pali, verosimilmente da destra a sinistra con Martinelli, Zanchi, Di Cesare e Brivio in difesa, Rigoni, Mora e Botta a centrocampo, e Misuraca alle spalle delle due punte Bjelanovic e Sgrigna. La prevendita va a gonfie vele, si va verso il tutto esaurito (quattromilacinquecento posti) e comunque gli sportelli del Briamasco in via Sanseverino saranno aperti domani sin dalle ore 8.30 per l’acquisto degli ultimi tagliandi.

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